Riassunto del Vangelo Secondo Marco

Struttura letteraria e conseguente messaggio teologico principale 

Marco

Traduzione, adattamento ed elaborazione di Manuel Morelli del libro: Burge, Gary M, and Gene L Green. The New Testament in Antiquity: A Survey of the New Testament within Its Cultural Contexts. Grand Rapids, Michigan: Zondervan Academic, 2020, pp. 230-232.


Cosa vuole insegnarci Marco tramite il suo racconto?

Quale è il messaggio principale che desidera comunicarci tramite il suo scritto?

E quindi come lo fa?

Come organizza il suo libro, il Vangelo, per trasmetterci il suo insegnamento?

La struttura letteraria, ossia come il testo è intenzionalmente organizzato e presentato, è il mezzo usato dallo scrittore evangelista per comunicarci la sua idea teologica principale: l’identità divina di Gesù Cristo, il Messia, il Figlio di Dio (Mc 1:1).

La storia di Gesù narrata da Marco è famosa per la sua alta intensità narrativa e la sua drammaticità. Infatti, la sua storia è così stimolante quando letta ad alta voce e riflette così tante drammatiche caratteristiche delle opere teatrali ellenistiche che molti teologi sono convinti che questo Vangelo sia concepito originariamente proprio per la presentazione orale, la lettura comunitaria ad alta voce. In Marco 1-3 gli esorcismi, i miracoli, i conflitti sono presentati in rapida successione con l’inaugurazione del ministero di Gesù in Galilea. Immediatamente l’autorità di Gesù Cristo è stabilita tramite la dimostrazione del suo potere sopra le malattie, i demoni e persino la natura stessa. L’autorità di Gesù sfocia in ambiti divini, poiché essa si appropria di prerogative e privilegi esclusivi di Dio: la capacità di perdonare i peccati e la sovranità sul giorno del sabato (Sabbath).  Questa legittima pretesa di Gesù suscita una forte opposizione dei suoi nemici.

Mentre leggiamo il testo di Marco ci domandiamo: “chi riuscirà a capire che costui è il Figlio di Dio?”.  La tecnica usata da Marco è simile a quella usata da un regista per un film thriller, in cui lo spettatore conosce molto di più dei personaggi stessi della storia. Marco privilegia i suoi lettori allo stesso modo: noi sappiamo cose che perfino gli apostoli avrebbero dovuto scoprire. Se Gesù è il Messia atteso dai giudei, chi accoglierà tale messaggio e promuoverà questo regno emergente? Nella prima metà, Marco ci mostra i successi pubblici di Gesù nella regione della Galilea e nelle aree  ellenistiche adiacenti  a nord e a est di Galilea (entrambe le narrative  culminano con il miracolo della moltiplicazione che sfama la moltitudine). Immediatamente, raggiunto il punto critico di non ritorno nella storia, Gesù si rivolge ai suoi seguaci vicino ad una montagna nel lontano nord e chiede loro che cosa pensavano di lui (Mc 8:27). dopo due risposte sbagliate, Pietro afferma correttamente: “tu sei il Messia” (Mc 8:29). Diamo un sospiro di sollievo vedendo che Pietro risponde in maniera giusta alla domanda più importante di tutte!

Marco quindi in maniera piuttosto brutale cambia la direzione della sua storia: la traiettoria di Gesù si inverte. Il Signore si dirige verso sud, verso la regione della Giudea, rivolgendo la sua faccia verso la destinazione finale (la croce) che sarebbe stata realizzata tramite le mani della gerarchia politica e religiosa del tempio di Gerusalemme. Gesù predice la sua propria morte per ben tre volte e ogni volta viene frainteso dai suoi ascoltatori. Alla fine, Gesù raggiunge Gerusalemme durante il periodo di Pasqua, nel bel mezzo di una folla di pellegrini galilei che lo acclamano poichè lo avevano precedentemente ascoltato al nord.

Ma così come la popolarità di Gesù cresce, così aumenta anche la sua opposizione. I leader religiosi di Gerusalemme si organizzano velocemente per verificare la crescente celebrità di Cristo. Lui però li confronta con coraggio, profetizzando il giudizio di Dio sul loro mondo; viene così preso prontamente in custodia e portato al giudizio. 

Cristo è crocifisso ma non sconfitto

Marco Infatti termina la sua storia presentando una tomba vuota,  i discepoli meravigliati e gli angeli che proclamano la resurrezione di Gesù. Utilizzando questa forma melodrammatica, Marco conclude la storia dicendoci che le donne restarono in silenzio nel loro stupore, piene di timore (Mc 16:8).

Nel testo del Vangelo, il punto cruciale, lo spartiacque narrativo, è Marco 8:29, dove Pietro confessa la vera identità di Gesù a Cesarea di Filippo. Questa confessione fondamentale rivela l’intenzione primaria dell’autore Marco: comunicarci e persuaderci relativamente alla vera identità di Gesù quale Cristo, Messia divino,  Figlio di Dio. Infatti lo stesso concetto è presentato più volte in punti strategici del libro. Tale ripetizione non è casuale ma ovviamente è intenzionale e sottolinea la preoccupazione principale di Marco.

Marco infatti collega 8:29 a 1:1 con il quale comincia  la sua testimonianza personale, la sua confessione di fede: “ Il principio della buona notizia di Gesù il Messia, il Figlio di Dio”. I collegamenti continuano e alla fine del Vangelo ci viene raccontata la testimonianza di un centurione romano che dinanzi alla croce proclama: “certamente quest’uomo era il Figlio di Dio!” (Mc 15:39). Quindi ben tre confessioni (la prima dell’autore Marco, la seconda del leader degli Apostoli Pietro e la terza di un gentile) modellano la struttura narrativa del Vangelo, confermando il tema principale: Gesù è il Messia salvatore. Questa struttura letteraria pianta tre “bandiere” nel  Vangelo che dichiarano l’identità di Gesù. In questo modo il Vangelo è diviso in due sezioni principali. 

1:1 8:29 15:39

Nella prima sezione principale (1-8), Gesù è presentato in pubblico alla comunità della Galilea. La sua identità messianica divina è manifestata progressivamente mediante una serie di miracoli, esorcismi e predicazioni in parabole. Quando Gesù raggiunge il punto più lontano del suo viaggio da Gerusalemme, ossia Cesarea di Filippo, sfida i suoi discepoli ad identificarlo accuratamente. Pietro lo fa ed immediatamente dopo Gesù si rivolge verso sud, in direzione Gerusalemme, inaugurando la seconda sezione del Vangelo (9-16) nella quale egli insegna privatamente agli apostoli come sarebbe morto al suo arrivo.

Mappa di Israele

L’escalation di successo che Gesù raggiunge in Galilea è improvvisamente invertito. Nonostante l’accoglienza eclatante della folla al momento dell’arrivo di Gesù, le autorità tramano la sua distruzione. Dopo solo tre capitoli, Gesù sarebbe stato ucciso.  Quando raggiungiamo il punto più basso della storia, ci vengono presentate una manciata di donne che raggiungono il sepolcro portando spezie per l’imbalsamazione. improvvisamente, la storia si inverte di nuovo con un colpo di scena clamoroso: la tomba è vuota e gli angeli proclamano che nemmeno la morte può sconfiggere Gesù. 

Una delle peculiarità del Vangelo di Marco è il fatto che Gesù frequentemente nasconde la sua vera identità. Ad esempio lui comanda agli spiriti demoniaci di restare in silenzio mentre li espelle; inoltre Gesù ordina alle persone che lui avrebbe guarito di mantenere la loro esperienza segreta. Dopo la confessione di Pietro a Cesarea di Filippo, Gesù dice persino a lui di restarsene in silenzio (8:30). Quando Pietro, Giacomo e Giovanni ritornano dalla trasfigurazione di Gesù, egli gli comanda di non dire a nessuno ciò che avevano visto. 

Gesù chiaramente voleva che le persone lo conoscessero. Quindi ci domandiamo: Perché Gesù impediva di parlare apertamente della sua identità divina?

La risposta è il famoso “segreto messianico”. Al tempo di Gesù le aspettative relative al Messia erano di natura politica: Israele stava aspettando il Re promesso per essere liberato e restaurato all’antica gloria. Gesù però non voleva diventare il braccio armato dei gruppi militanti giudaici e compiere così la loro agenda militare; nemmeno egli voleva incitare la violenza contro Roma e promuovere una rivolta tumultuosa.

La chiave di lettura per capire la persona e l’opera di Gesù non è il potere meramente politico e militare, ma è la croce e la resurrezione. 

Proprio per questo Marco ci presenta verso la fine del suo racconto un centurione romano, un uomo di guerra, che riconosce Gesù soltanto quando lo contempla ai piedi della croce (15:39). 

 

Tematiche: Teologia biblica

Manuel Morelli

Italiano, romagnolo, sposato con Jania e padre di Rebecca e Rachele. Dopo gli studi conseguiti in ingegneria a Bologna, studia teologia presso IFED Padova con i prof. Bolognesi, De Chirico e Simonnin; presso il London Seminary con i prof. James, Green, Simonnin e Williams e si specializza in ecclesiologia battista presso 9Marks con la chiesa Capitol Hill Baptist Church di Mark Dever, a Washington DC. Oggi è il pastore della chiesa evangelica battista “Solo Cristo” Ravenna – Italy.

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